Guida pratica alle norme EN ISO 20345, 20346 e 20347

Quando prendiamo in mano una scarpa da lavoro, dietro la sigla stampata sull’etichetta S1P, S3, O2… c’è un mondo fatto di leggi europee, norme tecniche e prove di laboratorio. Il punto di partenza di questo sistema è il Regolamento (UE) 2016/425 sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), da cui discendono le norme specifiche per le calzature come EN ISO 20345, 20346 e 20347. Questo articolo vuole mettere ordine: prima il quadro legislativo, poi il ruolo delle tre norme e, infine, come leggere in modo consapevole le sigle sulle scarpe.

1. Il Regolamento (UE) 2016/425: l’ombrello di tutte le calzature da lavoro

Il Regolamento (UE) 2016/425 ha sostituito la vecchia Direttiva 89/686/CEE e oggi è il testo di riferimento per tutti i DPI immessi sul mercato europeo, incluse le calzature di sicurezza, di protezione e da lavoro. In sintesi, cosa fa questo regolamento?

  • Definisce cosa è DPI e quali prodotti rientrano nel campo di applicazione.
  • Classifica i DPI in tre categorie di rischio (I, II, III) in base alla gravità del danno potenziale. Le scarpe antinfortunistiche rientrano nella categoria II (rischi intermedi) o III se proteggono da rischi molto gravi.
  • Stabilisce gli obblighi per fabbricanti, importatori e distributori: progettare e produrre DPI sicuri, conservare la documentazione tecnica, emettere e rendere disponibile la dichiarazione UE di conformità, garantire tracciabilità.
  • Introduce la logica delle “norme armonizzate”: il regolamento stabilisce solo i requisiti essenziali di salute e sicurezza (EHSR), mentre il dettaglio tecnico è affidato alle norme EN pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’UE. Se una scarpa rispetta una norma armonizzata, si presume conforme agli EHSR.

Un altro aspetto importante, richiamato anche dagli operatori del settore, è che il certificato di esame UE di tipo ha una validità limitata nel tempo (massimo 5 anni); allo scadere va rinnovato, così da tenere conto degli aggiornamenti normativi e tecnici. La marcatura CE sulla calzatura è quindi la “porta di ingresso” al mercato europeo, ma da sola non basta a capire che tipo di protezione offre: per questo entrano in gioco le norme EN ISO 20345, 20346 e 20347.

2. Le norme EN ISO 20345,20346, 20347 e il ruolo della EN ISO 20344

Il mondo delle calzature da lavoro ruota attorno a un gruppo di norme che lavorano insieme:

  • EN ISO 20344: definisce i metodi di prova (slittamento, resistenza all’abrasione, impatto, perforazione, ecc.) validi per tutte le altre norme. È la “cassetta degli attrezzi” dei laboratori di prova.
  • EN ISO 20345: calzature di sicurezza con puntale da 200 J.
  • EN ISO 20346: calzature di protezione, con puntale da 100 J.
  • EN ISO 20347: calzature da lavoro (occupazionali), senza puntale di sicurezza, ma con altri requisiti di performance.

Queste norme descrivono in modo puntuale:

  • quali materiali si possono usare e come devono comportarsi;
  • quali prove la scarpa deve superare;
  • come vanno indicati i risultati sulla marcatura (es. S3, O2, P1 ecc.).

Negli ultimi anni, in particolare, la EN ISO 20345:2022 ha aggiornato la versione 2011 e, con l’emendamento A1 del 2024 recepito in Italia come UNI EN ISO 20345:2024, ha introdotto aggiustamenti e chiarimenti sulle classi di protezione e sui requisiti prestazionali.

3. EN ISO 20345: la calzatura di sicurezza con puntale 200 J

La EN ISO 20345 è la norma più conosciuta perché regolamenta le classiche scarpe antinfortunistiche: quelle che montano un puntale capace di assorbire un impatto di 200 Joule e una forza di schiacciamento di 15 kN. In pratica, sono le calzature pensate per ambienti in cui esiste un rischio concreto che oggetti pesanti cadano sul piede o ne comprimano la punta (cantieri, industria pesante, magazzini con movimentazione carichi, ecc.).

Classi S: molto più di un semplice puntale

La norma non si limita a dire “c’è il puntale”, ma costruisce una vera e propria classificazione a livelli, le famose classi SB, S1, S2, S3, S4, S5, S6, S7, che combinano diversi requisiti:

  • Proprietà elettriche (antistaticità o altre caratteristiche specifiche);
  • Assorbimento di energia al tallone (per ridurre l’affaticamento);
  • Resistenza agli oli/idrocarburi;
  • Resistenza alla penetrazione e assorbimento d’acqua;
  • Lamina antiperforazione e suola tassellata per ambienti sporchi o con rischio di chiodi e schegge.

Accanto alle classi principali, la marcatura può riportare requisiti supplementari (HI, CI, HRO, WR, M, AN, ecc.) che indicano prestazioni aggiuntive: isolamento dal caldo o dal freddo, resistenza al calore di contatto della suola, protezioni specifiche a livello di caviglia o metatarso, e così via.

Norme di sicurezza EN ISO 20345:2022 - Calzature di sicurezza

 

SB

S1

S1P

S2

S3

S4

S5

S6

S7

 

2011/2022

2011/2022

2011/2022

2011/2022

2011/2022

2011/2022

2011/2022

2022

2022

Puntale di protezione (200J/15000N)

Tallone completamente chiuso

 

A Proprietà antistatiche

 

E Assorbimento dell’energia nella zona del tallone (testato a 20 Joule)

 

WPA Penetrazione e assorbimento d’acqua

 

 

 

 

 

WR Impermeabili

 

 

 

 

 

 

 

Suola con tacchetti

 

 

 

 

 

P Suola resistente alla perforazione (inserto metallico, test con chiodi di 4,5 mm)

 

 

 

 

 

 

Resistenza allo scivolamento su pavimenti di piastrelle in ceramica con NaLS

4. EN ISO 20346: la protezione “di mezzo” con puntale 100 J

Meno diffusa ma strategicamente importante è la EN ISO 20346, dedicata alle calzature di protezione. La differenza chiave con la 20345 è il livello di energia che il puntale deve assorbire:
qui parliamo di 100 Joule di impatto e 10 kN di schiacciamento, quindi una protezione intermedia tra le scarpe di sicurezza e le calzature senza puntale.

Questa norma è pensata per contesti in cui:

  • esiste un rischio di urti e impatti sulla punta, ma non così elevato come in cantiere;
  • comfort e leggerezza sono particolarmente richiesti;
  • si desidera comunque una forma di protezione frontale del piede, ma proporzionata al rischio reale.

Anche qui, come per la 20345, troviamo classi e requisiti aggiuntivi (P1, P2, ecc.), che combinano puntale, proprietà antistatiche, resistenza all’acqua e all’abrasione.

5. EN ISO 20347: calzature da lavoro senza puntale

La EN ISO 20347 chiude il cerchio occupandosi delle calzature da lavoro (occupazionali), cioè quelle che non hanno puntale di sicurezza e quindi non proteggono contro urti e schiacciamenti della punta, ma devono comunque rispettare requisiti precisi in termini di comfort, stabilità e resistenza allo scivolamento.

Sono tipiche di settori come:

  • sanità, laboratori, settore alimentare, HO.RE.CA., cleaning, logistica leggera;
  • ambienti in cui il rischio di caduta carichi pesanti sul piede è basso, ma il rischio di scivolare o stare molte ore in piedi è molto alto.

La classificazione usa qui la lettera O (OB, O1, O2, O3, ecc.): le combinazioni indicano, ad esempio, presenza di proprietà antistatiche, assorbimento di energia al tallone, resistenza della tomaia alla penetrazione dell’acqua o presenza di lamina antiperforazione.

In altre parole, la 20347 non è “meno importante”: è semplicemente mirata a rischi diversi rispetto alle calzature con puntale.

Norme di sicurezza EN ISO 20347:2022 - Calzature da lavoro

 

OB

O1

O2

O3

O6

O7

 

2012/2022

2012/2022

2012/2022

2012/2022

2022

2022

Tallone completamente chiuso

 

A Proprietà antistatiche

 

E Assorbimento dell’energia nella zona del tallone (testato a 20 Joule)

 

WPA Penetrazione e assorbimento d’acqua

 

 

WR Impermeabili

 

 

 

 

Suola con tacchetti

 

 

 

 

P Suola resistente alla perforazione (inserto metallico, test con chiodi di 4,5 mm)

 

 

 

 

Resistenza allo scivolamento su pavimenti di piastrelle in ceramica con NaLS*

NALS è la sigla di Sodio Lauril Solfato (Sodium Lauryl Sulfate – SLS), un tensioattivo anionico largamente impiegato in detergenti, prodotti per la pulizia e cosmetici (come shampoo e saponi).
Nel settore delle calzature professionali viene utilizzato anche nei test di resistenza allo scivolamento, poiché permette di simulare condizioni di pavimento bagnato con presenza di sostanze saponose, garantendo una prova coerente e ripetibile delle performance antiscivolo.

6. Scivolamento: dal trio SRA/SRB/SRC al nuovo SR

Per anni la resistenza allo scivolamento è stata indicata con tre sigle: SRA, SRB e SRC.

  • SRA: prova su piastre in ceramica bagnate con soluzione saponosa (acqua + detergente);
  • SRB: prova su acciaio liscio bagnato con glicerina, molto più scivoloso;
  • SRC: combinazione di entrambe le prove, quindi il “livello massimo” della vecchia classificazione.

Questo sistema però aveva due limiti:

  1. Generava confusione: molti interpretavano SRA/SRB/SRC come una scala crescente, senza considerare che si trattava di prove diverse su superfici diverse.
  2. Creava l’idea che lo “antiscivolo” fosse opzionale: una scarpa senza SRA/SRB/SRC poteva comunque essere conforme, pur offrendo una tenuta minima.

Con le versioni EN ISO 20345:2022 e EN ISO 20347:2022 il quadro cambia in modo deciso.

Oggi: una base obbligatoria per tutti

Nelle nuove norme, la resistenza allo scivolamento non è più un “plus”, ma un requisito di base: tutte le calzature di sicurezza e da lavoro devono superare una prova di scivolamento su piastre in ceramica con soluzione detergente, in condizioni che corrispondono sostanzialmente al vecchio test SRA.

Di conseguenza:

  • il test antiscivolo fa parte della certificazione “standard”;
  • non viene più indicato con una sigla specifica (non esistono più marcature SRA/SRB/SRC sulle nuove certificazioni);
  • solo alcune calzature “speciali” che non possono essere testate su suola liscia (per esempio con tacchetti o punte) possono essere escluse, e in quel caso vengono marcate con il simbolo Ø, che indica “nessuna prova di scivolamento dichiarata”.

Il nuovo simbolo SR: prova aggiuntiva su superfici unte

Al posto del vecchio SRB/SRC entra in gioco la sigla SR, che non è il minimo richiesto, ma un livello superiore di prestazione.

Per poterla riportare in marcatura, la calzatura deve superare una prova aggiuntiva su:

  • piastre in ceramica (Eurotile 2, più standardizzata);
  • lubrificate con glicerina, che simula molto bene superfici contaminate da oli e grassi;
  • con misurazione del coefficiente di attrito (CoF) in due condizioni reali di passo:
    • tallone che avanza (forward heel),
    • avampiede che scivola all’indietro (backward forepart), con la scarpa inclinata di circa 7°.

Per ottenere l’SR, il coefficiente di attrito deve rimanere al di sopra di valori minimi fissati dalla norma (indicativamente 0,19 sul tallone e 0,22 sull’avampiede, valori che corrispondono a una tenuta percepita come stabile anche su superfici molto lisce e unte).

In sintesi:

  • tutte le scarpe EN ISO 20345:2022 / 20347:2022 hanno già una resistenza allo scivolamento di base, anche se non è scritto nulla;
  • la marcatura SR indica che la scarpa è stata testata e ha superato una prova extra, più severa, su pavimento ceramico + glicerina.

Perché questo cambiamento è importante nella pratica

Il passaggio da SRA/SRB/SRC a “base + SR” ha diversi effetti pratici:

  • Più chiarezza: chi sceglie la calzatura sa che, se è certificata secondo le versioni 2022/2024 delle norme, ha già superato un test antiscivolo minimo; non esistono più scarpe “a norma” ma prive di qualsiasi prova di scivolamento.
  • Più aderenza ai rischi reali: l’SR è pensato per ambienti tipicamente “difficili” – cucine industriali, lavorazioni alimentari, officine, aree dove oli e grassi sono frequenti – e per chi, nella valutazione dei rischi, ha evidenziato il tema “scivolamento su superfici contaminate” come rischio primario.
  • Più coerenza tra 20345 e 20347: la logica è la stessa sia per le scarpe di sicurezza con puntale sia per le calzature da lavoro senza puntale, rendendo più semplice spiegare al cliente finale cosa cambia fra i diversi modelli.

Per chi progetta, vende o acquista calzature professionali, questo significa imparare a leggere una marcatura leggermente diversa, ma più intuitiva:

  • nessuna sigla = antiscivolo “di base” già incluso;
  • SR = prestazione superiore su superfici oliate/unte, utile come criterio di scelta per i contesti più critici.

7. Come orientarsi nella scelta tra 20345, 20346 e 20347

Dal punto di vista del datore di lavoro e del responsabile sicurezza, la domanda è: da dove parto per scegliere la scarpa giusta?

  1. Valutazione dei rischi
    Prima ancora di guardare un catalogo, va analizzato il contesto: c’è rischio di caduta oggetti pesanti? Di perforazione da chiodi o schegge? Di scivolamento frequente? Di shock elettrico o accumulo di cariche elettrostatiche?
  2. Scelta della famiglia di norma
    • rischio elevato di impatto/schiacciamento → EN ISO 20345;
    • rischio moderato, ma non trascurabile → considerare EN ISO 20346;
    • assenza di rischio da impatto, ma alta esigenza di aderenza e comfort → EN ISO 20347.
  3. Selezione della classe e dei requisiti extra
    Una volta scelta la norma di riferimento, si passa alle sigle di dettaglio: S3, S7, P1, O2, SR, ESD, HI, CI…
    Non sono codici misteriosi: rappresentano la traduzione normativa dei rischi emersi nella valutazione.
  4. Verifica della documentazione
    • Controllare la marcatura CE e le sigle normative riportate sulla scarpa e sulla scatola.
    • Richiedere la dichiarazione UE di conformità e, se necessario, i riferimenti al certificato di esame UE di tipo, ricordando che ha validità limitata e va aggiornato nel tempo.

Conclusione: leggere le norme per proteggere le persone

Il Regolamento (UE) 2016/425 fornisce il quadro generale, le norme EN ISO 20345, 20346 e 20347 gli danno corpo tecnico, e la marcatura sulla scarpa è il punto in cui questi livelli si incontrano.

Capire che cosa c’è dietro sigle come S3, P2 o O1 non è un esercizio accademico: significa scegliere consapevolmente la calzatura giusta per ogni mansione e ridurre davvero gli infortuni, non solo “mettersi in regola”.

In definitiva, una buona scarpa da lavoro è quella in cui la tecnologia, la normativa e il buon senso camminano insieme.